Eccolo di nuovo in prima fila, il veterano Clint Eastwood, che per la terza volta di seguito parla di storie di vita vissuta, ispirandosi nuovamente a fatti realmente accaduti. Dal grande americano J. Edgar Hoover ai The Four Seasons, il regista passa ora a raccontare le prodezze di Chris Kyle, eroe nazionale per via del suo ineguagliabile talento con il fucile. Kyle è infatti considerato una leggenda (come sottolinea il suo pseudonimo) per gli Stati Uniti: è il più letale cecchino presente sul campo di battaglia in Iraq, dove "i cattivi" stanno dando del filo da torcere ai "buoni". Arriva fuori tempo massimo, questo testo, ma forse arriva nel momento più opportuno, quando tutti hanno ormai sputato la loro sentenza su American Sniper, esaltandolo a capolavoro oppure affossandolo ad americanata. Questi ultimi dovrebbero pensare al medesimo film, con la medesima storia e le medesime dinamiche, provando a metterlo in mano a registi diversi da Clint Eastwood, e cominciare a costruire la vera americanata: spari, bombe, ralenti ad ogni minuto, Chris Kyle circondato dai nemici ma ben capace di farli fuori tutti da solo (un po' alla Orgoglio di una nazione, il film nel film di Bastardi senza gloria, per intenderci), il finale palesato davanti agli occhi di tutti, magari con una bella caduta a terra del corpo di Kyle e un tonfo ovattato della sua testa che sbatte sul pavimento, qualche violino, niente immagini di repertorio e, soprattutto, niente vita vera.
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10 febbraio 2015
1 gennaio 2015
The Imitation Game
Si spera sempre che questi biopic siano migliori delle aspettative, perché in periodo di corsa agli Oscar ad ogni cinefilo sale un pochino di puzza sotto il naso. The imitation game si presenta come il classico biopic del classico genio che incredibilmente segna la storia dell'uomo, in questo specifico caso modificando i pronostici della seconda guerra mondiale. In un certo qual modo è così: il film non mostra il suo vero volto da subito, serbando il meglio per il finale, per l'ultima angosciante mezz'ora carica di grande cinema. Nell'attesa possiamo goderci un Benedict Cumberbatch in stato di grazia che interpreta Alan Turing, matematico a cui si deve l'invenzione del moderno computer e che riuscì a decrittare il codice nascosto dietro la terrificante macchina denominata dai nazisti Enigma. Ma la storia della guerra e di come l'Inghilterra favorì la vittoria degli alleati è presto accantonata, perché ad interessare il pubblico è l'uomo dietro la macchina, ovvero Turing, genio incompreso insicuro di sé che nasconde le sue debolezze dietro il suo intelletto, palesandole ogni volta che viene stretto all'angolo da chi non si fida di lui e da chi lo guarda con disprezzo (giustificato, visto il carattere impossibile che il protagonista ha sviluppato nel corso della sua vita).
6 luglio 2013
Tropic Thunder
Divertire e divertirsi realizzando una pellicola e facendo in modo che entrambe le sensazioni vengano reperite dal pubblico è forse una delle migliori vie per fare commedia, soprattutto se si tratta di comicità demenziale, ultimamente anche troppo abusata e spesso vittima di eccessive critiche ma anche protagonista di pellicole che molte volte scivolano in battute scontate e pessime. Questo in Tropic Thunder non succede, forse anche per il fatto che Ben Stiller è ormai un esperto del genere e quindi sa benissimo come trattare la materia, ma probabilmente anche perché il suo nome figura alla regia, alla sceneggiatura (assieme a quello di Justin Theroux, con cui ha scritto il soggetto, e di Etan Cohen), alla produzione e all'interno del cast, come protagonista principale. Un progetto, insomma, a cui teneva particolarmente e per il quale ha deciso di giocare le sue carte migliori. Navigato attore di commedie americane, Stiller dietro la macchina da presa riesce a dare del suo meglio surclassando alcuni dei tanti registi assieme a cui ha lavorato e dimostrando di saperci fare e di saperne tanto di cinema, facendosi affiancare da attori del calibro di Robert Downey Jr. (nominato anche all'Oscar per la sua interpretazione in questo film) e Jack Black, spesso utilizzato per film minori e "rockeggianti", ma forse uno dei migliori attori in circolazione oggi.
28 febbraio 2013
Prigionieri dell'Oceano
Dopo tanto tempo si torna a parlare del maestro per eccellenza della cinematografia, colui che ha avuto l'onore e l'onere di attraversare i due cambiamenti più importanti della storia della settima arte, ovvero il passaggio dal muto al sonoro e quello dal bianco e nero al colore. Stiamo ovviamente parlando del grande Alfred Hitchcock, dalle quali mani non faticano ad uscire capolavori quasi ogni volta che grida "azione". Ma stiamo divagando e il rischio di finire nel tunnel del fanboy è dietro l'angolo, per cui lasciamo perdere tutti questi discorsi introduttivi e dedichiamoci subito al film in questione, ovvero Prigionieri dell'Oceano, pellicola che per essere compresa appieno va contestualizzata. Era il 1944 quando il film fece la sua comparsa nelle sale cinematografiche per la prima volta e la II Guerra Mondiale non era ancora finita, per cui lo stato Americano necessitava di film di propaganda patriottica fortemente contro i tedeschi, considerati il nemico più spietato a quel tempo.
23 novembre 2012
1941: Allarme a Hollywood
E’ sempre stato un patito di fantascienza e di avventura, ma
Steven Spielberg ha varcato tutti gli orizzonti possibili del cinema, spaziando
dal thriller al biografico, fino ad arrivare all’animazione.
Già ai suoi esordi, però, il Re Mida di Hollywood amava sperimentare, misurarsi
con nuove sfide e tentare orizzonti diversi. Così, dopo aver girato Duel e Lo
squalo, decide di rischiare con la sua prima commedia, dal titolo 1941: Allarme
a Hollywood. Difficilmente si potrebbe credere che questo sia un film di
Steven Spielberg: a livello di trama, struttura e genere sarebbe stato più
sicuro affidarne la regia al maestro della comicità Mel Brooks, sicuramente più
navigato dell’autore di War Horse per quanto riguarda l’umorismo e l’assurdità
di sequenze e situazioni.
13 novembre 2012
War Horse
Proprio quando si pensava che sulle due Guerre Mondiali si
era detto di tutto e di più, ecco che spunta fuori qualcosa di nuovo e di
inaspettato. Una storia che con la battaglia e la trincea ha ben poco ha che
fare, che si concentra molto di più sui personaggi, sugli affetti e sulla forza
di volontà che ogni essere vivente ha. Ma andiamo per gradi. Non è proprio una trama da due parole, quella di War Horse,
che si classifica subito tra uno dei migliori film dello Steven Spielberg moderno che, questa volta, non ha ricevuto un riscontro totalmente positivo dal
botteghino. Una risposta aspettata, visto che raramente il grande pubblico si è
interessato al mondo dei cavalli, favorendo piuttosto i cagnolini di Hachiko e
i cetacei di Flipper. Tuttavia mi sento in dovere di consigliare la visione di questo film a
tutti gli appassionati del cinema perfetto e preciso, quello con la C maiuscola, fatto con passione,
cuore e anima.
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