21 dicembre 2012

Coraline e la Porta Magica

Le porte sono sempre state simbolo palese di nuove prospettive, di cambi netti. Alcuni utilizzano le porte come limite narrativo tra due determinati personaggi, differenti sia dal punto di vista psicologico che sociologico, altri la usano come motivo di tensione (il più diretto esempio lo si ha in Shining di Stanley Kubrick, con la porta e la finestra del bagno, ma anche con l'armadietto della cucina, la stanza incriminata e ancora l'ascensore sanguinante). Per Henry Selick le porte rappresentano un passaggio verso un nuovo mondo, a volte migliore e altre peggiore, ma sempre opposto rispetto a quello che ci lasciamo alle spalle. Se pensiamo a Nightmare Before Christmas la porta dell'albero trascina Jack Skellington verso la città del Natale, festa diametralmente opposta a quella di Halloween, il mondo da cui esso proviene.
In Coraline e la Porta Magica Selick decide di spingersi oltre e di dipingere un mondo decisamente migliore rispetto a quello che lascia la piccola protagonista (che nella versione originale è doppiata da Dakota Fanning) in ogni momento della narrazione. Ogni volta che il mondo reale peggiora, l'altro mondo migliora e, viceversa, quando la realtà migliora ciò che troviamo dall'altra parte della piccola porticina murata diventa angosciante e pericoloso. Selick ci pone di fronte ad una duplice analisi di due mondi strettamente collegati tra loro, analisi portata avanti da una storia intrecciata finemente e dal ritmo sostenuto e mai calante (è Selick stesso a sceneggiare, basandosi sull'omonimo romanzo del genio indiscusso del fantasy contemporaneo Neil Gaiman). Assieme a questa descrizione dei due universi troviamo anche personaggi interessanti, tutti limitati ad aiutanti o antagonisti di Coraline, che diventa quindi l'eroina di un poema cavalleresco trasposto in salsa dark e messo in scena sottoforma di un cartone animato che vive di vita propria grazie soprattutto alla stop motion. Questa tecnica riesce a rendere lo spirito della pellicola e i temi della narrazione ancor più efficaci, dando un tono più oscuro alla perfida strega-ragno (la sequenza all'interno della ragnatela è fantastica) ed enfatizzando al limite dell'immaginabile uno dei personaggi più belli dell'universo Selickiano, ovvero il gatto doppiato in originale da Keith David. Ottimo il montaggio di Christopher Murrie e Ronald Sanders, che riescono ad arricchire le sequenze d'azione con un ritmo attivo e rapido, riempiendo la testa dello spettatore di immagini diverse senza però confondere loro le idee. Ottimi anche i giochi di luce orchestrati da un direttore della fotografia illuminato (perdonate il gioco di parole) come Pete Kozachik, che riesce a rendere ancora più vive le bamboline di plastilina create dall'immaginario di Selick. Elogio finale a tutto il reparto di animatori, che riescono a fare muovere in solitaria ogni singolo capello dei personaggi e ogni filo d'erba del giardino magico dell'altro mondo, creando un effetto visivo sensazionale e irripetibile. 3D o non 3D, Coraline e la Porta Magica è un film che non va assolutamente perso e che merita almeno tre o quattro visioni, non dico di fila ma quasi. Se vorrete (ri)tuffarvi all'interno di questa avventura magica e costruita egregiamente, vi consiglio di dare un'ascolto, finita la visione, alle musiche di Bruno Coulais, uno dei pochi casi di canzoni che vivono di vita propria anche senza essere inserite all'interno del film. Il lavoro eccelso di questo fantastico compositore viene un po' perso se inserito in mezzo ad effetti sonori e dialoghi ed è una composizione che, a mio parere, merita di essere ascoltata senza essere "fuorviati" dalla storia.


1 commento:

  1. Immenso, molti lo leggono come parabola del moderno bisogno di avere un'apparenza di perfezione a discapito di tutto il resto.
    Anche senza questa sottolettura è un film grandioso e animato alla perfezione!

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