21 novembre 2013

L'uomo d'Acciaio

Con la nuova ondata di supereroi che negli ultimi 15 anni ha letteralmente invaso le sale cinematografiche, non poteva non tornare sul grande schermo l'archetipo dell'eroe in calzamaglia, il punto di riferimento per eccellenza, l'incarnazione dei buoni valori e del sacrificio, in una parola: Superman. Peccato che a scrivere il reboot delle avventure del difensore di Metropolis sia il temibile David S. Goyer, il vero villain di questo film (perché, diciamocelo, Zod non era poi così malvagio, voleva solo ripristinare il suo amato pianeta, era un tradizionalista), che con la sua spietata penna e la sua totale incapacità di stendere una sceneggiatura che possa essere chiamata con questo nome inserisce dialoghi discontinui e momenti assolutamente nonsense che trasformano il film in una accozzaglia di situazioni e in una storia di vendetta.
Ridicolo, poi, il tentativo di trasformare il personaggio interpretato da Henry Cavill in una metafora del vangelico Gesù Cristo, il che rende tutto ancor più incredibile, come incredibile è il modo in cui è stato sprecato un cast di tutto rispetto comprendente il premuroso Kevin Costner, il protettivo Russell Crowe e il vendicativo Michael Shannon (ma anche la controparte femminile del cast, rappresentata da Diane Lane), dove nessuno di essi ha fondamentalmente un grande senso morale o un messaggio particolare da trasmettere (a parte Zod, che è un tradizionalista, e forse Jor-El, ma la parte più interessante viene liquidata in una decina di minuti, facendo posto all'invulnerabile superuomo che cita il termine coniato da Nietzche ma che però, in questo film, legge un libro di Platone). All'interno della troupe non può mancare l'immenso nome di Hans Zimmer che, dopo aver dato voce ai tamburi nella trilogia di Batman di Christopher Nolan (qui nelle vesti di produttore), torna sulle percussioni per comporre un nuovo tema per Superman, dimenticandosi volutamente del meraviglioso lavoro svolto tanti anni fa da John Williams per tentare strade più originali e nuove, mai sentite, riproponendo ancora una volta i suoi soliti, epici, ormai divenuti insopportabili, tamburi. Ah, non ho ancora citato il regista, colui che ha avuto in mano le redini di questo ambizioso e promettente progetto, Zack Snyder. Ma poco importa, visto che alla fine della giostra la pellicola potrebbe essere firmata da qualunque John Doe che si professa regista e noi spettatori non ce ne accorgeremmo, o forse sì; magari con un altro capitano meno ambizioso, meno spocchioso, più calmo e meno frenetico questa nave non avrebbe sofferto dell'angosciante e dispersivo senso di realismo proposto dalla più fastidiosa telecamera a spalla del 2013 e da zoomate quasi amatoriali (ma volutamente, eh, perché il film è realistico). Come dite? Una recensione poco seria e anche un pochetto altezzosa rispetto ai miei soliti standard? Beh, ho voluto rendere giustizia a L'uomo d'acciaio e giocare allo stesso gioco del film: prenderlo in giro senza che se ne accorgesse, così come ha fatto lui con il pubblico. Se non siete rimasti soddisfatti da quello che avete appena letto il mio consiglio è di ascoltare ciò che dicono quegli spettatori che sono riusciti a divertirsi con questo film: "se preso per quello che è non è così male". Ecco, voi prendete queste parole per quello che sono, alla fine non vi sembreranno poi così male.


7 commenti:

  1. Concordo pienamente sull'insensatezza di tante scene e sull'incredibile mancanza di spessore di personaggi e dialoghi, ma pur avendo speso denaro sonante per vedere questo film non me la sento di stroncarlo così pesantemente; ho trovato Cavill molto adatto al ruolo e trovo che, seppur essendo un film tutt'altro che perfetto (ha buchi di trama che manco Prometheus), sia un passo (ma che dico, una maratona) avanti a quell'aborto di pellicola che è stato Superman Returns.
    Sarà pur vero che Batman detiene finora il film personale più riuscito (il Cavaliere Oscuro), ma è anche vero che Batman Begins, rivisto ora, è un film piuttosto palloso.
    Confidiamo nel futuro.

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  2. Vedendo i trailer vari mi ero davvero illuso che avessero fatto un buon lavoro con Superman (che resta una dei più difficile da ricreare sul grande schermo per filosofia e personaggio), ma al cinema sono rimasto davvero deluso. Nolan ci ha messo il nome solo per illudere i fan del suo Batman che si aspettavano un Cavaliere Oscuro Kryptoniano e invece si sono trovati davanti un'ora e quaranta di scene rallentate e altre confusionarie. Sceneggiatura inesistente (ma questo, ammetto, me lo aspettavo leggendo l'"autore". Unica nota positiva il grande Russell Crowe.

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  3. Io mi trovo nel mezzo, non lo considero un buon prodotto ma neanche una ciofeca, rimpiango solo i primi due capitoli diretti da Donner e Lester (di cui ti consiglio anche la visione alternativa di "Superman II" con le scene girate da Donner) che mi avevano davvero fatto sognare come nessun altro cinecomic è mai riuscito a fare (forse solo il primo "Spiderman" di Raimi). Sicuramente non è paragonabile alla svolta trash degli ultimi due capitoli della prima quadrilogia, ma ho trovato, comunque, questa rivisitazione del personaggio e della storia davvero poco convincente. Al contrario, io ho adorato "Superman returns" che, nonostante l'assenza di Christopher Reeve, mi ha fatto emozionare come i vecchi film.

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  4. Il problema di Man of Steel è che non è un film su Superman: è un film sugli alieni, tra l'altro molto brutto, che con Superman non c'entra nulla. Niente a che spartire coi primi due film dell'epoca Reeve, perfetti nella loro trama Silver Age, ma anche con echi Golden Age, e con l'imbattibile interpretazione di Reeve stesso, secondo me la più convincente nella storia del cinecomic. "Crederete davvero che un uomo possa volare"!

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  5. Con Man of Steel si è fatto quello che si fece con The Amazing Spiderman: svuotare il personaggio di quello che lo rende tale. Qui Superman non da il minimo valore alla vita umana: uccide, distrugge Metropolis e Smallville, lascia che suo padre muoia - una morte del tutto inutile, voluta solo per copione. La morte originale di Jonathan, per motivi di salute, era invece perfetta: Kal-El si rende conto che nemmeno lui è onnipotente, che ha dei limiti. Qui è insulsa. Clark si preoccupa più di se stesso, della sua identità, che della vita di suo padre. La cosa che mi fa tremare, il problema diciamo, è che molti hanno applaudito questa perdita di moralità di Superman chiamandola "modernizzazione", e criticando il "Boy Scout" di un tempo. Come criticare Gandhi perché sì, non violenza e tutto, ma un bel pugno in faccia agli inglesi e sarebbe stato molto più attuale. Qui siamo nel sogno di un borderline, il supereroe senza remore morali. Che, non a caso, distrugge un camion per una piccola vendetta... Superman! Così viene meno il ruolo di guida del supereroe e di Superman in particolare, quello slancio verso la giustizia, la grande aspirazione che è il vero significato del concetto di supereroe: rimane un guscio vuoto. Per chi si intende di fumetti, vorrei proporre un paragone: il periodo Image.
    Ma anche tralasciando il personaggio in sé, il film soffre sotto molti aspetti. Una Krypton huxleyana; un Jor-El che muore ma torna per metà film come deus ex machina continuo; cattivi spinti da motivazioni inspiegabili (pretendono di perdere i loro poteri e rifiutano una soluzione di comodo, come trasferirsi su Marte - perché sì, perché così è, che se fossero stati ragionevoli non c'era storia); errori di sceneggiatura molto importanti (cinque minuti a concentrarci sulla sorte del personale del Daily Planet, verso cui non possiamo empatizzare perché prima li hanno presentati per circa due secondi); e continue, continue soluzioni di comodo, perché è troppo difficile scrivere qualcosa di ponderato (un esempio su tutti: la prigione di Lois sull'astronave con porta usb). A ciò si aggiunga la scelta del montaggio, una totale confusione tra fabula e intreccio, ed è pronto il supremo insulto al genere.
    Ultima cosa, poi giuro smetto: questo film, come la nuova trilogia di Batman, come il primo Ironman, appartiene al filone dell'iperrealismo fumettistico. Eppure si ignorano le più elementari leggi della fisica. L'energia necessaria per la creazione di massa, gli effetti di un pianeta più grande in un sistema stellare equilibrato... e qualcuno vuol spiegare a Goyer che "terraformazione" significa trasformare un pianeta perché assomigli alla Terra, e non a un pianeta random nell'universo come può essere Krypton?
    Errori di poco conto? No, se si punta a un effetto di completa verosimiglianza. Li avessero fatti gli Avengers, faceva nulla. La scelta dell'approccio alla materia è tutto.

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