24 agosto 2016

Captain America: Civil War

Bisogna ammetterlo: è da quando annunciarono il primo Avengers che gli appassionati di fumetti aspettano con ansia un adattamento cinematografico di una delle saghe che ha cambiato il concetto stesso di comic book, aprendo le porte a quei cambiamenti inaspettati che passano dallo SpiderMan afroamericano al Capitan America nazista, dal figlio di Batman al tragico Ultimatum dell'universo Ultimate. Tutti, quindi, me compreso, volevano vedere la maestosa Guerra Civile degli eroi marvelliani trasposta sul grande schermo. Ammetto che, col passare del tempo, con l'alzarsi della mia età anagrafica e l'abbassarsi della qualità dei prodotti di intrattenimento, questo desiderio è andato scemando, tuttavia non possiamo dire di no all'evento dell'anno, così eccoci qua a parlare di Captain America: Civil War, uno dei film più anonimi e bizzarri di questo 2016.

23 agosto 2016

Batman V Superman - Dawn of Justice


Voglio essere sincero con voi, sarà veramente faticoso descrivere tutto quello che ho provato nell'assistere a queste interminabili due ore e più di film per il quale, ad essere onesti, nutrivo già bassissime aspettative. Cosa lo guardi a fare? mi chiederete. È presto detto: con L'uomo d'acciaio provai un bizzarro piacere nel deridere la grossolana inefficacia della regia di Zack Snyder, per cui speravo di ritrovare la stessa gioia anche nella visione di questo prodotto. Ebbene, essa è tornata per poi spegnersi subito dopo la prima triste mezz'ora di carrellate caotiche e montaggio confusionario, quasi come se i film di Snyder si possano comprendere solo se utilizza i ralenti, in modo tale che la mente dello spettatore possa focalizzare punti cardine nella scena e non perdersi nei meandri delle inquadrature appiccicate tra di loro in maniera esageratamente serrata.

12 agosto 2016

Anomalisa

È vero, Charlie Kaufman gioca in casa con me, soprattutto se si mette a costruire un mondo tutto suo attraverso la tecnica della stop motion, una tecnica che io personalmente adoro, della quale sono innamorato da sempre, grazie a Tim Burton ed Henry Selick, ma anche ai vecchi film che utilizzavano questa ineguagliabile arte prima dell’avvento della CGI per fare interagire il finto col vero. Una cosa che fa anche Kaufman, nonostante non ci siano attori in carne ed ossa, poiché lui inserisce l’elemento del reale nei lineamenti dei suoi pupazzi ma, soprattutto, nella sua sceneggiatura. Scrittore prima che regista, Kaufman riesce a sfruttare tutte le sue doti per fare in modo di costruire una solida storia di depressione, solitudine, incertezza e isolamento, che sfocia in un laghetto di speranza flebile e vagamente palpabile. 

24 dicembre 2015

Il viaggio di Arlo

Un film per bambini, dicevano. Troppo infantile per poter piacere a tutti, dicevano. Carino, ma nulla più, dicevano. Opinioni senza nessun fondamento utile ai fini di una analisi interessante, ecco cosa dicevano: quest'ultimo meraviglioso lavoro Pixar, alla faccia dei detrattori, ha una potenza visiva che pochi dei cosiddetti film per bambini riescono a malapena a sognare di avere, soprattutto quando il viaggio non è altro che un pretesto per parlare ed analizzare paure, ansie e senso di inadeguatezza di uno dei più bistrattati personaggi dell'ormai famosa casa di animazione digitale. Arlo, giovane e pavido brachiosauro, si imbatte in Spot, cucciolo d'uomo dai modi rozzi e animaleschi, mentre si allontana troppo da casa a causa della forte corrente del fiume che scorre lì vicino. I due iniziano così un rapporto di amore e odio e di protezione reciproca, avventurandosi in un viaggio che riporterà Arlo a casa (?). Diretto da Peter Sohn, il film in questione è stato adombrato dal già troppo chiacchierato Inside Out, prodotto che ha potuto sfruttare un'onda mediatica molto più forte ed efficace; tuttavia il lavoro in questione non ha nulla da invidiare all'acclamato cartoon ambientato nella mente di Riley, sebbene abbiano poco in comune. Ma non si perderanno righe importanti a tessere un paragone tra i due prodotti, poiché qui si vuole solo sottolineare la potenza visiva già citata nelle prime frasi di questo testo.

12 novembre 2015

Vicky Cristina Barcelona


Può una vacanza emozionante e diversa cambiare il nostro punto di vista sulla nostra vita e su quello che vogliamo? Può una persona conosciuta per sbaglio capovolgere i nostri desideri e mettere in dubbio le nostre certezze? Per Vicky e Cristina, americane in vacanza a Barcellona, è stato così: dopo aver passato un fine settimana con un artista iberico di nome Juan Antonio, le due amiche si ritrovano completamente spaesate e del tutto insicure su ciò che prima era il loro modo di affrontare ogni giornata. Vicky, che sta per sposarsi con l'uomo della sua vita, si ritrova emotivamente coinvolta nei confronti di questo misterioso ed affascinante sconosciuto, il quale però prova dei forti sentimenti per Cristina ed è ancora legato alla sua ex-moglie. Come avete potuto notare dalle parole che avete appena letto, questa è una storia di incastri, situazioni, momenti, imprevedibilità, emotività e incertezze, una storia piena di vita e di attimi che abbiamo imparato nel nostro piccolo ad odiare. Odiamo tutto di questo bistrattato film di Woody Allen: odiamo l'ingenuità del marito di Vicky, l'insicurezza di lei, l'euforia di Cristina, la follia di Maria-Elena, l'esagerata esuberanza di Juan Antonio e, più in generale, la disarmante superficialità con cui tutto viene subito dai personaggi messi in scena dal regista americano. Eppure.