15 maggio 2013

Effetti Collaterali

C'è dell'Hitchcock in quest'ultimo film di Steven Soderbergh. Già dalla prima inquadratura, chiaro rimando all'inizio del famoso Psyco, si presagisce qualcosa di fumoso e di non molto nitido, come una nebbia velenosa che avvolge tutto e che ci impedisce di comprendere fino in fondo ogni cosa. Effetti Collaterali è un thriller ben orchestrato che mescola elementi di tensione con altri di analisi descrittiva messi in scena da un cast perfetto. Dura poco più di un'ora e mezza, questa storia, ma la cura maniacale con cui Soderbergh allestisce tutto quanto è ottima sotto tutti i punti di vista, primo tra tutti una fotografia leggermente diversa rispetto a quella vista nel suo ultimo film, molto meno intima e molto più asettica, che rimanda allo spettatore i classici colori ospedalieri inerenti al tema generale del film. Si mette in scena un particolare gioco d'intrighi in cui lo spettatore resta spiazzato, incapace di tifare per un vero e proprio partito, finché in un secondo momento si capirà quali personaggi sono meno cattivi di altri, ma comunque non buoni.
Non c'è, in questo film, una perfetta descrizione del buono e del cattivo, ma una levigata analisi dell'essere umano subdolo e pronto a tutto pur di guadagnarsi il suo piccolo posto al sole. L'occhio accusatorio si posa in primo luogo su una presunta innocente Rooney Mara, la vera punta di diamante del film, che con la sua interpretazione riesce sempre a dirottare l'attenzione e la fiducia del pubblico verso altri binari. Subito dopo arriva il dottor Banks di Jude Law, in un primo momento personaggio secondario ma che quasi subito diventa il protagonista principale della storia. Ricorda ancora una volta Psyco, invece, la sorte del marito di Rooney Mara, ovvero Channing Tatum, sul quale si concentra l'attenzione del pubblico non appena comincia la pellicola. Terribilmente sensuale e pericolosa l'interpretazione di Catherine Zeta-Jones, che da ormai molto tempo non si vedeva così ispirata e perfetta sullo schermo, la quale completa un quartetto di protagonisti che si scambiano continuamente la palla impedendo a chi guarda la pellicola di simpatizzare per una parte ma permettendo al film di offrire agli spettatori un quadro generale limpido e delineato in cui la situazione risulta chiara e gli avvenimenti vengono spiegati dettagliatamente. La domanda finale è una soltanto: fino a che punto ognuno di noi è disposto per mantenere la sua posizione di superiorità e di "potere" (nel senso più lato possibile del termine)? Tra scambi di ruolo continui, sfruttamento delle proprie posizioni (materiali o psichiche che siano) per ottenere ciò che si vuole, ambigui dialoghi atti ad estorcere notizie e altro ancora, Steven Soderbergh confeziona uno dei migliori thriller di quest'anno e regala al pubblico un'analisi tutt'altro che positiva della società benestante dell'America contemporanea, evitando di elargire giudizi critici o accusatori ma limitandosi, come sempre nella sua filmografia, a mantenere un tono distaccato approssimabile (a grandi linee) al cinema di Eastwood e a raccontare il suo punto di vista senza additare nessuno ma senza nemmeno elevare qualcuno ad "esempio da seguire". Un ottimo film dalle fatture Hitchcockiane e dallo spiccato senso realistico che non può non piacere a chi ama e/o stima questo interessante autore d'oltreoceano.


7 commenti:

  1. era da un sacco che un thriller non mi convinceva così tanto. forse perché non è proprio un thriller tradizionale ma un mix di varie idee e vari spunti...

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  2. Devo assolutamente vederlo, possibilmente presto. Sempre più convinta <3

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    1. A me è piaciuto molto. Lo consiglio vivamente.

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  3. Molto bellino, ma non mi sono strappato i capelli. Comunque Soderbergh si dimostra un tecnico di altissimo livello!

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    1. Uno dei migliori, peccato abbia dato forfait ufficialmente. A meno che non si rimangi la parola.

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  4. Che dire, proprio un bel manicaretto!
    !Spoiler alert!

    Userei una frase del dr. Bank per riassumere il senso del film; alla domanda: "cosa l'ha portata qui a lavorare negli Stati Uniti?", lui risponde:"nel mio paese se qualcuno va da uno psichiatra o prende dei farmaci il presupposto è che sia malato, qui invece che voglia stare meglio."
    Nuovi orizzonti di avidità si aprono!

    Ottima recensione, hai colto bene "l'architettura polimorfa" del film.
    Spiderpulce

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