7 dicembre 2012

Batman Begins


Con Batman Begins il regista Christopher Nolan pone le basi di quello che sarà il futuro dei cinecomic, o almeno di una parte di essi. Allontanatosi in maniera netta dai toni fantasy dei primi film di Tim Burton e da quelli canzonatori di Joel Schuacher, Nolan porta il suo marchio alla saga, ponendo il suo nuovo Bruce Wayne come uno dei supereroi più realistici dell’ultimo decennio. L’autore si concentra sul tema forte della paura, mostrando i vari lati di essa e facendo in modo che ogni personaggio la usi come strumento, ma che ognuno lo faccia in maniera diversa.
Batman, interpretato da Christian Bale, trasformerà i suoi timori nella sua forza e li userà contro i suoi nemici. Il dr. Crane, impersonato da Cillian Murphy, concentrerà la paura in una soluzione chimica che agisce se inalata per scatenare il caos nella mente dei suoi avversari. Ra’s al Ghul, che ha il volto di Liam Neeson, farà della paura il mezzo per cercare di fare soccombere l’intera Gotham City, l’unico modo – secondo lui – per salvare la città. Lo stesso Carmine Falcone, portato sullo schermo da Tom Wilkinson, adotterà il suo carisma come mezzo per intimorire ogni cittadino rispettabile per ottenere ciò che vuole. Ciononostante non significa che il film sia un horror, anzi, anche questa pellicola ha i suoi momenti divertenti, anche se in maniera più concentrata rispetto ai primi lavori. Gli aiutanti dell’eroe, come l’Alfred di Michael Caine, il Lucius Fox di Morgan Freeman e il Jim Gordon di Gary Oldman, hanno alcune delle più simpatiche battute di dialogo presenti in tutta la pellicola, smorzando i toni cupi e portando un po’ di sano umorismo tra tutte queste tematiche drammatiche e oscure. Batman gode, qui come non mai, di una sua interessante impronta. Se nelle opere di Burton ci si concentrava maggiormente sui freaks e sugli emarginati, con Nolan analizziamo in maniera approfondita – per cui ci piacerebbe osare un po’ dicendo “per la prima volta” – la psicologia che spinge un multimiliardario ad intraprendere la doppia vita del vigilante mascherato che difende gli innocenti, vestito da pipistrello e sempre a rischio di morte. Finalmente iniziamo a conoscere il vero volto di Bruce Wayne e cominciamo a ricordarci anche le epiche frasi dell’uomo pipistrello e non solo quelle scherzose e minacciose del Joker di Nicholson o quelle perfide e malvagie del Pinguino di De Vito, ma ci cocentriamo anche sull’eroe, enfatizzato ancora di più dalle indimenticabili musiche di Hans Zimmer e dall’emblematica fotografia di Wally Pfister. Forse il vero lato negativo di questo film è la sua eccessiva violenza, alla quale il pubblico non era pronto. Il problema è che Christopher Nolan incombe con tutto il suo realismo come un fulmine a ciel sereno, laddove prima la visionarietà di Burton e la comicità di Schumacher rendevano tutto più scherzoso. Aggiungiamoci anche alcune sequenze d’azione non proprio coinvolgenti come dovrebbero, poiché spesso confusionarie e descritte in maniera non del tutto precisa. Ma la teatralità di Nolan riempie questa lacuna action dell’autore, e fa in modo che quest’ultimo progetto diventi un film pieno di simboli e ricco di tematiche, pronto a riscrivere il personaggio creato da Bob Kane e di reimpostarlo in maniera nuova, penetrando l’immaginario collettivo come se qualcuno avesse “innestato” in noi una nuova idea di Batman.


1 commento:

  1. Ottima recensione, la penso quasi alla stessa maniera! Se Nolan avesse avuto un po' più d'esperienza nel settore, credo che questa sarebbe stata la parte più alta di tutta la sua trilogia. Infatti qui pecca di una messa in scena non sempre eccelsa.

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