C'è qualcosa che scricchiola e stride nell'ultimo film di Ridley Scott, che vorrebbe disperatamente farsi amare dal pubblico - il quale, almeno in parte, l'ha elogiato senza troppi problemi - ma che comunque non riesce ad ingranare in tutti i suoi aspetti. La prima cosa che salta all'occhio, in questo thriller scritto da Cormac McCarthy in persona, è la fantastica fotografia da Dariusz Wolski che dà risalto alle sequenze più importanti del film, come la prima, erotica, ottima scena in cui ci viene presentato il rapporto tra i personaggi di Michael Fassbender (sempre in ottima forma, capace di regalare una performance da brividi, due spanne sopra il resto del cast, forse anche per via della scrittura dei personaggi) e di Penélope Cruz, aprendo il film sulle romantiche e ammiccanti lenzuola bianche che avvolgono i corpi dei due amanti. La storia poi comincia a presentarci un personaggio più fastidioso dell'altro, tutti pronti ad insegnare e spiegare e far capire a Fassbender come funziona questo mondo marcio all'interno del quale si è infilato, con discorsi ai limiti del moralismo (per quanto un criminale possa fare la morale ad un avvocato che cerca soldi facili), i quali annoiano quasi subito per la loro ripetitività, nonostante la messa in scena fotografata da Wolski e le musiche di Daniel Pemberton mantengano alta la curiosità dello spettatore, che spera in un proseguo col botto.
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8 dicembre 2014
13 febbraio 2014
American Hustle - L'apparenza inganna
Il sottotitolo italiano è emblematico e rappresenta al meglio ciò che sono le mie impressioni su questo film, tuttavia non si può incolpare David O. Russell se la gente ha cominciato ad andare in giro ad acclamare questo prodotto come il miglior film dell'anno, quando l'anno è appena cominciato e abbiamo di fronte a noi una stagione piena di McQueen, Cronenberg, Gilliam e chi più ne ha più ne metta. Insomma, come può un film così terribilmente derivativo essere catalogato miglior film dell'anno (Oscar a parte, perché sappiamo benissimo come ragiona l'Academy, ormai)? Certo, la costruzione è esemplare, la cura nei dettagli che Russell mette è notevole e meritevole di ogni tipo di lode e, soprattutto, le interpretazioni degli attori rendono giustizia alla fama di questo autore, annoverato tra i più geniali direttori d'attori in attivo.
5 gennaio 2014
L'uomo che Sapeva Troppo
Un tuffo nel passato ogni tanto è obbligatorio, specie se il passato porta la firma di Alfred Hitchcock, che qui dirige la sua prima spy story che getterà le basi di alcuni dei temi portanti di buona parte della futura filmografia del maestro della suspense. L'uomo che sapeva troppo ha visto la luce per la prima volta nel 1934, per poi essere rifatto dallo stesso Hitchcock una ventina d'anni dopo con lo stesso nome. Questa prima versione in bianco e nero si apre sulle candide e serene montagne innevate di St. Moritz, dove una famiglia sta trascorrendo la sua vacanza finché non viene incastrata in un terribile intrigo di importanza internazionale. La bambina viene rapita dai malavitosi e sarà compito dei genitori investigare per scoprire dove è nascosta.
28 dicembre 2013
In Trance
Quanto è bello viaggiare all'interno della nostra mente e intrufolarci nei nostri ricordi o in quelli di qualcun altro, manipolare, plasmare e condizionare le persone a seconda di ogni nostro capriccio. No, non stiamo parlando di Inception, che sicuramente ha dato una involontaria spinta a questo film, ma del suo fratello gemello, ovvero In Trance, diretto dal geniale (magari a tratti sopravvalutato, certo, ma tale resta) Danny Boyle. Il film narra la semplice storia di un furto di un quadro andato male, il quale poi verrà smarrito da Simon, il protagonista, che si dimenticherà il posto in cui l'ha nascosto. Così i suoi boss lo obbligheranno a fare sedute ipnotiche per recuperare la memoria e risalire all'ubicazione del tanto agognato oggetto.
24 ottobre 2013
Cose Nostre - Malavita
Una famiglia di ex-mafiosi si ritrova in Norvegia per nascondersi dai loro ex-compagni che li vogliono morti. Il capo famiglia è Robert De Niro, manco a dirlo, che sulla figura del gangster ci costruì mezza carriera. A produrre la pellicola c'è Martin Scorsese, così tanto perché si cita casualmente Quei Bravi Ragazzi nel bel mezzo del secondo tempo. A concludere il terzetto c'è, direttamente da Scarface, la femme fatale Michelle Pfeiffer, che ancora riesce a fare a gara con le ventenni fresche e giovani (leggi Dianna Argon, che interpreta la primogenita) per eleganza, attrazione e bravura. Il tridente principale funziona perfettamente, con inevitabili e voluti ammiccamenti al pubblico che assieme a De Niro e ai Goodfellas c'è cresciuto e che è andato al cinema tanto per ricordare i bei vecchi tempi in compagnia di questi tre bravi ragazzi dei tempi passati, dato che il "si stava meglio quando si stava peggio" va tanto di moda ai giorni nostri (La saga RED con Willis e Malkovich e i Mercenari di Stallone, tanto per citarne un paio).
4 settembre 2013
Darkman
Il cinema di una volta aveva il pregio di non interessarsi ai gusti del pubblico e di rischiare, di osare, di proporre cose nuove che seguivano l'ottica e la poetica degli artisti che le realizzavano, facendosi amare per quello che erano senza troppe pretese, ma non divaghiamo troppo e restiamo in tema. Se Murnau, privo dei diritti sul personaggio di Dracula, realizzò comunque un film su un vampiro liberamente ispirato all'opera di Bram Stoker cambiando il nome del mostro in questione, il regista americano Sam Raimi ideò di suo pugno un eroe, o meglio, un antieroe oscuro e macabro per farla in barba a tutti i cinefumetti che imperversavano all'epoca (checché se ne dica i film con i supereroi abitano le sale cinematografiche da circa settant'anni). Decide quindi di inventare Darkman, un personaggio più vicino al Corvo di Proyas che non al Batman di Burton, uno che cerca vendetta e non giustizia, un terribile condottiero dell'oscurità ottimamente interpretato da Liam Neeson che sfrutta il suo ingegno e le sue scoperte scientifiche per farla pagare a chi l'ha costretto in quelle condizioni, sfigurato e senza più una vita (né una terminazione nervosa funzionante all'interno del suo corpo).
17 agosto 2013
RED 2
Tornano i Reduci Estremamente Distruttivi (Retired Extremely Dangerous in lingua originale) portati sullo schermo per la prima volta da Robert Schwentke e questa volta riproposti in chiave molto simile da un altra mano, quella di Dean Parisot, più mestierante che autore di cinema (questo è solamente il suo quarto film, tutto il suo lavoro si è concentrato sul piccolo schermo). Si nota già da subito la poca novità che porta questo cambio di regia poco originale e molto legata al primo capitolo (alcune soluzioni risultano ricopiate da RED, come ad esempio l'entrata e l'uscita dai veicoli del personaggio di Frank aka Bruce Willis o anche le tranzisioni di passaggio da una città ad un altra, molto simili all'idea di Schwentke ma maggiormente legate al mondo del fumetto a cui questo film si ispira, ideato da Warren Ellis e Cully Hammer). Diverte ancora una volta, anche se in maniera un po' più stancante, il personaggio di John Malkovich, forse un po' troppo macchietta e poco modificato rispetto a ciò che aveva offerto nel precedente capitolo.
8 agosto 2013
RED
Idea basilare e scontata, che segue il filone dei pensionati in azione nello stile mercenario di Stallone e che spaccia per originale una trama abbastanza trita e non molto articolata. Personaggi strutturati in maniera semplice in modo che il pubblico ci si affezioni e si diverta assieme a loro. Allora che cosa rende questo Red un film meritevole di un paio di visioni? Che cosa impedisce a questa pellicola di scivolare nel baratro dello scontato e di offrire al pubblico un paio d'ore di puro intrattenimento coinvolgente? Robert Schwentke sfrutta tutti i cliché della sceneggiatura e ne approfitta per organizzare una regia ricca di adrenalina e di ottimi momenti. Il pregio di questo film è proprio quello di rischiare sempre di scivolare nel banale ma di non farlo mai, mantenendo alta l'attenzione del pubblico grazie al fatto di non abusare mai di ralenti, montaggio serrato e caotico (ad opera di Thom Noble, il quale realizza un editing pregevole e senza sbavature, in cui ogni movimento di ogni personaggio e comprensibile, ottimo esempio di come un film d'azione deve essere montato) o di altri tecnicismi spesso troppo sfruttati in tanti simili film d'azione.
18 luglio 2013
Intrigo Internazionale
Le linee orizzontali e verticali che si congiungono all'inizio del film e che si trasformano grazie ad una dissolvenza incrociata in un grattacielo denotano un'antitetica perfezione strutturale, la quale maschera una delle più complesse macchinazioni ideate dal grande maestro della suspense Alfred Hitchcock, che per questo film torna al genere della commedia in salsa spionistica, intrattenimento in tutto e per tutto, ma non per questo impossibile da considerare tra i migliori film della storia. Intrigo Internazionale è l'essere o non essere dell'autore inglese (il titolo originale, North by Northwest, cita infatti un verso dell'Amleto di Shakespeare), poiché i personaggi sono e non sono al tempo stesso, delineando continuamente una marcata duplicità sempre importante nel film.
17 giugno 2013
Kick-Ass
Snobbato e contestato dai fan del fumetto creato da Mark Millar e John Romita Jr. perché si prende troppe libertà dall'opera a cui si è ispirato, questo nuovo lavoro del regista Matthew Vaughn, che per questa pellicola ricopre anche il ruolo di produttore e quello di co-sceneggiatore affiancato da Jane Goldman, risulta essere un prodotto degno del medium che rappresenta, ovvero quello cinematografico. Si abbandonano le rive fumettistiche di Romita Jr. e Millar e si volge lo sguardo verso un orizzonte filmico ironico e variopinto, dove il pubblico è altrettanto vario, all'interno del quale c'è spazio per chi cerca la trasposizione fedele e per chi opta per l'opera d'autore, quella che si prende anche le più disparate libertà. Vaughn è conscio del cambio mediatico e sa che strada prendere, e la racconta tramite le sue immagini e le sue citazioni, ironizzando continuamente sul cinema (con Kick-Ass interpretato da Aaron Taylor Johnson che a un certo punto cita Viale del Tramonto e Sin City, assieme ad American Beauty) e prendendo sempre come punto di riferimento il grande schermo, al punto di modificare il costume di Big Daddy (forse la migliore interpretazione di Nicholas Cage da molti anni a questa parte) in una parodia del moderno Batman Nolaniano, quasi a sottolineare una leggera ed ironica critica verso la pseudo-realistica trilogia del regista più acclamato dei nostri giorni.
13 giugno 2013
Frenzy
Con questo suo penultimo lavoro, da molti considerato più sottotono rispetto ad alcune sue precedenti pellicole (lo ammetto, pure io ho avuto difficoltà a farmelo piacere tanto quanto altri suoi titoli, a fine visione), Alfred Hitchcock si conferma ancora una volta maestro della suspense, nonostante qui e là lo smalto venga perso per dare spazio ad una spy-story non tanto interessante quanto i personaggi messi in scena. Frenzy è il classico delitto in cui l'assassino viene scambiato per un altro, dove gli indizi portano tutti verso una persona che in realtà non ha commesso il reato. Questo gioco di equivoci dura poco per lo spettatore, perché viene a scoprire quasi subito chi sia il vero serial killer ed è forse proprio qui la solita genialità di Hitchcock, poiché mette lo spettatore al corrente di tutti i tasselli prima che il film arrivi a metà, facendo in modo che il pubblico non si domandi chi sia l'assassino, bensì come farà il protagonista a scagionarsi dalle accuse. 23 maggio 2013
Un Mondo Perfetto
Titolo completamente antitetico rispetto al tema raccontato dal film, perché il protagonista della storia scritta da John Lee Hancock è un criminale fuggitivo che si sta dirigendo verso il confine assieme ad un bambino che è tenuto come ostaggio, tra i quali nasce ben presto un rapporto confidenziale che si trasforma in amicizia e che sarà il motore portante di una narrazione fantastica ricca di tematiche drammatiche e riflessive. Ad arricchire il tutto c'è la caccia all'uomo guidata da un onesto ranger che sarà pronto a fare il suo dovere quando arriverà il momento, ma che dovrà scontrarsi anche con un'accozzaglia di sottoposti non tanto onesti quanto lui. Se Gli Spietati ha segnato per tutti la fine del cinema western, Clint Eastwood continua a guardare dietro di sé con occhio nostalgico e mette in scena Un Mondo Perfetto, ovvero quello che si può dire il degno seguito delle vicende narrate dal Premio Oscar come Miglior Film del 1992.
9 maggio 2013
Gomorra
Ancora una volta i miei gusti personali si scontrano con quelli del pubblico e della critica, facendomi diventare portavoce di una minoranza probabilmente incapace di comprendere quanto alcuni film siano in realtà opere di genio. Tuttavia per ciò che concerne Gomorra, opera cinematografica ispirata all'omonimo romanzo-inchiesta scritto da Roberto Saviano, non è del tutto vero che io non riesca a comprenderne l'importanza estetica e narrativa che il regista Matteo Garrone mette in scena, poiché condivido quasi tutte le parole che le critiche positive e studiosi di cinema ben più importanti ed acculturati di me scrivono nei loro testi dedicati a questo film. L'unico problema è che io non mi trovo in armonia con lo stile registico di Garrone, che viene esasperato oltre il limite in questo film, perdendo quel contatto con la realtà di cui invece avrebbe bisogno. Cercherò disperatamente di spiegarmi nel migliore dei modi, ma vi anticipo già che non riuscirò a farmi comprendere al meglio.
22 marzo 2013
Arancia Meccanica
Maestro della tecnica della messa in scena e dell'interazione tra i personaggi e ciò che li circonda, Stanley Kubrick ha sempre fatto e fa ancora parlare di sé, non tanto perché abbia fatto o meno scuola, ma più che altro per il suo modus operandi ancora oggi inimitabile. Geniale autore che sapeva veramente come mettere d'accordo la massa dal gusto facile con chi invece cercava film più importanti, anche in questo Arancia Meccanica (diventato ormai cult movie di tutte le generazioni di cinefili) non è da meno. Concentrandosi principalmente sul personaggio interpretato da Malcolm McDowell, l'ormai iconico Alexander DeLarge, Kubrick trasforma tutto il resto in una contorta società che ruota attorno al protagonista e che sarà più croce che delizia di tutte le sue scelte.
2 marzo 2013
Gambit
Simpatico quadretto umoristico che unisce un ottimo cast ad una interessante regia, questo remake dell'omonimo film del 1981 di Ronald Neame risulta un divertente prodotto d'intrattenimento dove troviamo ben più di un paio di scene con qualcosa da dire. Diretto da Michael Hoffman, questa nuova versione della trama si avvale non solo della presenza di grandi star pronte ad interpretare i ruoli dei personaggi principali, ma anche della scrittura di due mostri della regia e della sceneggiatura, ovvero Joel Coen e suo fratello Ethan Coen, che offrono un loro script all'autore di questa commedia per regalarci un prodotto non esente da difetti ma comunque particolarmente interessante. Protagonista della storia è Colin Firth che impersona un irriverente e toccato dipendente del folle ed egocentrico Alan Rickman, obiettivo principale del furto messo in atto da Firth e dalla sua temporanea partner Cameron Diaz. Insieme i tre mettono in scena un perfetto esempio di ottima scrittura al servizio degli attori che riescono ad entrare nei loro personaggi senza fatica, offrendo interpretazioni davvero comiche anche se a tratti un po' troppo esagerate.
26 febbraio 2013
Kill Bill Volume 1
Tra i registi mainstream apprezzati da critica, pubblico e massa in testa a tutti, Christopher Nolan compreso, c'è sempre lui, il cinefilo per eccellenza e per esperienza, nato commesso di una videoteca e diventato poi uno dei più geniali autori di cinema che il mondo contemporaneo conosca. Quentin Tarantino ha sempre mostrato una particolare predisposizione per l'arte del citare, facendone un suo personalissimo stile impossibile da imitare. Tra i titoli da lui diretti spicca in particolare il dittico che ha diviso a metà i suoi fan, separando nettamente chi lo ama da chi lo detesta, ovvero la saga Kill Bill. Nel primo atto di questo duo di film quasi obbligato (la produzione gli ha imposto dei tagli altrimenti il film sarebbe stato troppo lungo e Tarantino ha deciso di dividere la storia in due pellicole), l'autore si presta ancora una volta a citare le storie e i generi che da sempre lo appassionano, creando un meraviglioso mix tra il cinema western e i lo stile artistico orientale.
18 febbraio 2013
40 Carati
Spesso il titolo dovrebbe essere un garanzia di qualità e, a
volte, quest’ultimo è molto spesso sottovalutato. Se prendiamo come esempio 40
carati, sembra un film abbastanza semplice sia per quello che la
traduzione italiana può suggerirci che per quanto riguarda la versione originale del titolo, ovvero Man on a
Ledge (letteralmente, uomo sul cornicione). Eppure da questa semplicità ci si ritrova ad assistere ad un ottimo e intrigante thriller d’azione confezionato apposta per un
pubblico interessato ad una buona dose di adrenalina in pieno stile Hollywood. Sì, alcune sequenze si risolvono in modo semplice, non
possiamo negarlo, eppure questo prodotto è diretto in maniera più che dignitosa dall’esordiente
Asger Leth, qui alla sua prima opera. Ad aiutarlo c’è l’ottima sceneggiatura di
Pablo F. Fenjives, che racconta in dettagliatamente una trama forse troppo scricchiolante nei dialoghi qua e là lievemente retorici, comunque mai troppo fastidiosi.
11 febbraio 2013
Un Poliziotto da Happy Hour
Se cercate un film con una
comicità diversa, con uno spiccato senso critico e autoironico e con un cast
formidabile, The Guard – Un Poliziotto da Happy Hour è quello che fa per voi.
Uscito in poche copie nei cinema italiani, la pellicola opera prima di John
Michael McDonagh racconta una trama scritta dallo stesso regista semplice ma efficace,
grazie soprattutto allo spirito umoristico e alla già citata autoironia che
impregna tutto il film. Già dai primi minuti si riesce a capire il ritmo dissacrante
che verrà portato avanti durante tutto il film. Il cast lavora molto bene, capeggiato da un
Brendan Gleeson in piena forma (i più giovani se lo ricorderanno per la
performance nella saga di Harry Potter, in cui impersonava Malocchio Moody) spalleggiato da Don Cheadle (visto nel primo Iron Man di Jon
Favreau). Insieme i due riescono a creare un originale caso di “strana coppia”
capace di guidare il film senza nessun problema. Brendan Gleeson dà vita ad un personaggio sfacciato, volgare e fastidioso ma con una sua etica e ormai forte del fatto che non ci si possa fidare di nessuno.
6 febbraio 2013
A History of Violence
Comincia con questo film il sodalizio tra il regista David Cronenberg e l'attore protagonista Viggo Mortensen che torneranno a condividere il set anche in La promessa dell'assassino e A dangerous method, dopo essersi incontrare per dare vita ad una nuova idea dell'autore, o meglio, ad una rivisitazione cinematografica del graphic novel di John Wagner e Vince Locke, scritto per lo schermo dallo sceneggiatore Josh Olson, qui alla sua prima collaborazione con Cronenberg. Si può dire, perciò, che A History of Violence è in realtà un cinefumetto, anche se non troverete nessun supereroe al suo interno, e appartiene - come potete notare visionando la pellicola - a quel filone che vede come principali portavoce pellicole come Sin City e Era mio padre. Un cinefumetto, certo, però non colorato e sfarzoso, né tanto meno simpatico e pieno di messaggi positivi, ma questo lo si può notare già dalla locandina. Con questo film Cronenberg si focalizza ancora una volta sul dualismo psicologico che pervade la sua filmografia o, per meglio dire, buona parte dei personaggi che ha portato sul grande schermo.
3 febbraio 2013
Sin City
Pian piano, con un passo che da felpato quale era si è trasformato ben presto in una sonora pedata, i cinecomics hanno invaso il mondo del grande schermo, creando estimatori e detrattori del genere e arrivando a distribuire nelle sale mondiali quasi un film al mese interamente dedicato ad un qualsiasi supereroe. Eppure è sempre interessante trovare qualche opera che, oltre a non parlare di supereroi ma sempre ispirata a fumetti, riesca a farsi notare per originalità e qualità sia di narrazione che visiva. Con Sin City l'impatto estetico vince su tutti i fronti, non solo perché si rifà al fumetto in toto, ma anche perché porta al film quello stile tenue e appassionato che Robert Rodriguez è capace di infondere nelle sue pellicole. Ispirato, appassionato e sempre pronto a mostrare al pubblico una sua personalissima visione di cinema, Rodriguez si dà per la prima volta al genere noir grazie all'aiuto (anche dietro la macchina da presa) dell'autore principale dell'opera, ovvero Frank Miller, ideatore dei personaggi e della storia su carta. L'uso dei colori è ciò che viene apprezzato di più e citato dai più, ma evidenziare qua e là qualche tonalità all'interno di una inquadratura completamente in bianco e nero non è la cosa più interessante che fa Rodriguez con questo film.
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