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12 settembre 2016

Ghostbusters

Per quanto possiate sforzarvi, per quanto vogliate a tutti i costi marcare considerevolmente gli errori ed i lati negativi di questo prodotto, non riuscirete, miei cari fanboy della vecchia guardia, ad affossare completamente il lavoro del regista Paul Feig su questa nuova versione dei famosi ed acclamati acchiappafantasmi. Il reboot al femminile di Ghostbusters riesce infatti a rinfrescare il franchise senza troppi problemi, puntando sul rinnovamento senza dimenticarsi di ammiccare qui e là a ciò che è già stato fatto.

La trama è piuttosto elementare: quattro sgangherati personaggi femminili esperti (più o meno) di scienza si ritrovano a studiare i fenomeni paranormali che inspiegabilmente si manifestano uno dietro l'altro tra i palazzi di New York; il resto potete intuirlo senza troppi problemi. Ebbene, se la storia non propone particolari innovazioni rispetto al vecchio e amato prodotto del 1984 di Ivan Reitman (qui in veste di produttore esecutivo), ecco che la novità viene portata sullo schermo dai personaggi e dalle loro interpretazioni.

12 novembre 2015

Vicky Cristina Barcelona


Può una vacanza emozionante e diversa cambiare il nostro punto di vista sulla nostra vita e su quello che vogliamo? Può una persona conosciuta per sbaglio capovolgere i nostri desideri e mettere in dubbio le nostre certezze? Per Vicky e Cristina, americane in vacanza a Barcellona, è stato così: dopo aver passato un fine settimana con un artista iberico di nome Juan Antonio, le due amiche si ritrovano completamente spaesate e del tutto insicure su ciò che prima era il loro modo di affrontare ogni giornata. Vicky, che sta per sposarsi con l'uomo della sua vita, si ritrova emotivamente coinvolta nei confronti di questo misterioso ed affascinante sconosciuto, il quale però prova dei forti sentimenti per Cristina ed è ancora legato alla sua ex-moglie. Come avete potuto notare dalle parole che avete appena letto, questa è una storia di incastri, situazioni, momenti, imprevedibilità, emotività e incertezze, una storia piena di vita e di attimi che abbiamo imparato nel nostro piccolo ad odiare. Odiamo tutto di questo bistrattato film di Woody Allen: odiamo l'ingenuità del marito di Vicky, l'insicurezza di lei, l'euforia di Cristina, la follia di Maria-Elena, l'esagerata esuberanza di Juan Antonio e, più in generale, la disarmante superficialità con cui tutto viene subito dai personaggi messi in scena dal regista americano. Eppure.

26 febbraio 2015

Reality

C'è e ci sarà sempre chi continuerà a sostenere che Gomorra è meglio, che Matteo Garrone con il suo precedente film ha raccontato di più e in maniera più perfetta uno spaccato di vita contemporanea e bla bla bla. Con Reality il regista torna nuovamente nei luoghi partenopei per parlare questa volta di una storia apparentemente meno scandalosa ma, se possibile, addirittura più universale di quella raccontata nel suo film precedente: è la storia di Luciano, pescivendolo come tanti, che prova ad entrare al Grande Fratello, facendo un provino quasi per gioco, il quale però cambierà radicalmente la sua vita, trascinandolo in un lento degrado da cui i parenti tenteranno di farlo uscire. Come con Gomorra, anche questa volta Garrone porta in scena un problema tutto contemporaneo, sociale e del quale tutti fingiamo di ignorare l'esistenza, ovvero la sindrome da GF, come la chiama Maria, la moglie di Luciano, prendendo in prestito le parole del medico che gliel'ha diagnosticata. In parole semplici: l'esserci, il partecipare (in questo caso al GF, ma più in generale ad ogni cosa che c'entri con una telecamera) diventa non solo importante, come ci ricorda il famoso motto, ma addirittura essenziale.

12 febbraio 2015

Birdman o (L'imprevedibile Virtù dell'Ignoranza)

C'è un attore, Riggan, che vuole dimostrare di essere tale imbastendo uno spettacolo a Broadway, ma nella testa ha questa vocina (o vociona, che dir si voglia) che continua ad evidenziare quanto la sua vita dipenda dai grandi successi commerciali di un tempo. Riggan, nei lontani anni '90, indossava infatti il costume di Birdman, supereroe protagonista di una saga cinematografica commerciale della quale ancora oggi si porta dietro gli strascichi: il suo alter ego è ciò con cui ogni giorno deve scontrarsi in camerino mentre tutto il resto del mondo è fuori a ricordargli quanto sia inutile e superflua la sua esistenza e quanto poco abbia realmente combinato nel mondo. Satira splendente sulla situazione odierna dei cinefumetti, del cinema e degli attori, Birdman è un apparente unico piano sequenza che racconta la storia di questo attore frustrato che deve farsi riconoscere a livello artistico, discutendo con i fantasmi del suo passato, interiori ed esteriori. C'è tanta carne al fuoco nel nuovo film di Alejandro González Iñárritu, forse troppa; il regista vuole mettere in scena non solo un attore in cerca di apprezzamenti, ma un uomo fallito che in vita sua non ne ha combinata una giusta, che cerca di ripristinare i rapporti con sua figlia (Emma Stone in stato di grazia), che non riesce a voltare pagina anche se vorrebbe tanto farlo, ossessionato dai suoi colleghi che vengono apprezzati dalla critica (Edward Norton che, in paio di momenti, ruba la scena a Michael Keaton) e dal pubblico (tutte quelle celebrità a cui il film fa un chiaro e netto riferimento).

11 dicembre 2014

Magic in the Moonlight

Se per il protagonista del film l'unico superpotere esistente brandisce la falce, per chi scrive l'unica certezza dicembrina è il sedersi in una sala cinematografica e godersi l'annuale prodotto dell'immancabile Woody Allen, regista sempre più bistrattato da un pubblico che gli grida addosso scaduto, venduto e tutte quelle belle parole che finiscono per -uto, non volendo accorgersi di quanto il cinema di Allen degli ultimi anni sia variegato, certo, ed inevitabilmente diverso dalle vecchie fasi che il regista ci ha regalato nel corso della sua carriera, ma allo stesso modo continuo e omogeneo. In Magic in the Moonlight, infatti, torniamo a parlare di magia e di amore, di fede e di scetticismo, di pessimismo e materialismo, di aldilà e romanticismo, con il più abile prestigiatore degli anni '20, Colin Firth, che deve smascherare la più abile finta medium del periodo, Emma Stone. In Firth si insinuerà il dubbio di una vita dopo la morte e di un bisogno di accettare qualcosa di incomprensibile, che non sarà propriamente un eventuale regno dell'oltretomba, alla fine del film.

22 novembre 2014

Un Milione di Modi per Morire nel West

Il cinema sembra essere il punto di approdo per tutti, ormai. Nonostante molti autori navigati affermino che la televisione è diventata la terra delle opportunità creative (da Friedkin a Soderbergh fino a Scott sono stati in molti ad elogiare la libertà che vige sul piccolo schermo a discapito delle imposizioni produttive che minano l'autorialità su quello grande), sembra che il sogno di fare un film non sia del tutto scomparso e, se noi abbiamo i nostri idoli che dalla televisione sbucano in sala, anche in America si condivide questo hobby. Uno dei tanti è Seth McFarlane che, dopo la fortunata serie animata I Griffin, ha ben pensato di tentare la via del cinema prima con Ted e poi con questa farsa in salsa western dal titolo infinito e dalle dubbie potenzialità di divertimento. Un milione di modi per morire nel west ha principalmente un grosso problema: scelte sbagliate. È sbagliato costruire un film sciocco e parodistico sopra una trama seriosa come quella dello scemo del villaggio che ha tutte le carte in regola per diventare, alla fine del film, l'eroe della storia, è sbagliato rincarare la dose di volgarità e battute oscene col pretesto di spacciarle per black humour (defecare in un cappello da cowboy e mostrare lo sterco in scena è black humour? Una prostituta prossima al matrimonio che non può sedersi perché il fondo schiena le brucia a causa del troppo lavoro è black humour?), è sbagliato allungare il brodo per arrivare all'ora e mezza facendo risultare questo film una lunga infinita puntata dei Griffin ambientata però nel vecchio West e, infine, è sbagliato avere Liam Neeson come cattivo e non farlo comparire per più di dieci minuti.

8 settembre 2014

Colpa delle Stelle

Piangi, piangi, piangi. Eddai, piangi. Forza, su, piangi. È così che si rivolge al pubblico ogni singolo fotogramma di Colpa delle stelle dall'inizio alla fine della sua lunga durata. E tu lo fai, piangi, ti commuovi, perché tutti i fattori in gioco si interessano al fatto che le tue ghiandole lacrimali dovranno esplodere entro la fine del film, o perlomeno fare fuoriuscire qualche goccia e farti diventare gli occhi lucidi. E ci riescono, inevitabilmente, a farti piangere, perché ci sono due ragazzi malati di cancro che non si fanno forza tra di loro, ma che si innamorano nella maniera più naturale possibile, dimenticandosi anche troppo di essere dei malati terminali, e quasi ce ne dimentichiamo anche noi, tanto sono belli e puliti e in salute i protagonisti Shailene Woodley e Ansel Elgort. La sceneggiatura è di Scott Neustadter e Michael H. Weber, ma solo sulla carta, perché non hanno fatto altro che recuperare pari pari i dialoghi del libro di John Green e tagliare qualche parte qui e là, per non perdere quella sorta di realismo che pervade il prototipo letterario. Oppure per non perdere la fandom, che ha amato le classiche frasi zuccherose tipo "mi sono innamorata di lui come quando ci si addormenta".

11 agosto 2014

The Wolf of Wall Street

Che bello farsi trascinare attraverso i 180 minuti di questa fantastica commedia biografica realizzata da un Martin Scorsese più che in ottima forma. E mentre tutto il mondo sta ancora discutendo se sia migliore questo The wolf of Wall Street o il meno recente Casinò, se la filmografia più moderna del regista valga quanto i suoi primi film come Toro scatenato o Taxi driver, se Scorsese sia ancora davvero un grandissimo regista (in questo caso la risposta è sì, e tanti saluti a tutti quelli che hanno il coraggio di sindacare su ciò), io mi sono goduto, seppur con un non indifferente ritardo, la sua ultima fatica, restandone assolutamente estasiato. È fantastico trovarsi di fronte a tutti quei sensazionali piani sequenza all'interno dell'ufficio sempre più grande di Jordan Belfort, impersonato da un Leonardo Di Caprio mai così azzeccato per un ruolo, audace e istrionico, pronto a raccontarci per una buona parte del film la sua storia. Letteralmente: lui ci guarda mentre il film scorre, mentre le cose vanno bene per Belfort e la sua Stratton Oakmont, facendoci vedere quanto sia bello e produttivo e rilassante fare il broker.

10 aprile 2014

Indovina chi viene a cena?

Può darsi che per alcuni vedere questo film quasi cinquant'anni dopo possa risultare noioso, o inutile, o superfluo, perché ormai lo sappiamo che ciò che conta è l'amore e non il colore della pelle, perché ormai non viviamo più nella stessa società che condannava in maniera così radicale e rigida i matrimoni interrazziali (anche se su questo punto ci sarebbe comunque da discutere), perché ormai i tempi sono cambiati. Certo, un film che parla di una ragazza bianca che decide di presentare il suo futuro marito negro ai suoi genitori, con tutte le conseguenze che si verranno a creare e che potete già immaginare, potrebbe essere ai nostri giorni un semplice film carino che rispecchia i tempi passati e che pone una idea forte e controversa per l'epoca a cui appartiene. Allora in che modo Indovina chi viene a cena? entra di diritto tra i migliori film della storia anche trascurando la sua importanza sociologica? Scritta da William Rose, la pellicola ha indubbiamente un messaggio anti-razzista che vuole divulgare, ma è principalmente una commedia che sfrutta al meglio tutte le sue qualità continuando a cambiare in continuazione le carte in tavola.

26 febbraio 2014

Saving Mr. Banks

Se è il vento dall’est a trascinare Mary Poppins a casa Banks per cercare di aggiustare le cose all’interno della loro famiglia,  la brezza che avrà il compito di trasformare la tata di P. L. Travers nella protagonista di un film Disney soffia dalla parte opposta. È dall’ovest, infatti, che Walt Disney decide di perseguitare per vent’anni circa la povera scrittrice, deciso com’è a portare sullo schermo le pagine dei libri che hanno appassionato così tanto le sue figlie. Ma l’autrice è altrettanto determinata a non trasformare i suoi simbolici lavori in una ignobile macchina per denaro, poiché per lei Mary Poppins (mai e poi mai solo Mary) rappresenta il suo passato, come tutti gli altri personaggi dei racconti. Emma Thompson presta il suo volto e le sue movenze alla Travers, mentre ad impersonare il papà di Topolino c'è Tom Hanks: una coppia che sullo schermo fa funzionare momenti ironici e battute ottime, soprattutto grazie alla bravura della Thompson.

13 febbraio 2014

American Hustle - L'apparenza inganna

Il sottotitolo italiano è emblematico e rappresenta al meglio ciò che sono le mie impressioni su questo film, tuttavia non si può incolpare David O. Russell se la gente ha cominciato ad andare in giro ad acclamare questo prodotto come il miglior film dell'anno, quando l'anno è appena cominciato e abbiamo di fronte a noi una stagione piena di McQueen, Cronenberg, Gilliam e chi più ne ha più ne metta. Insomma, come può un film così terribilmente derivativo essere catalogato miglior film dell'anno (Oscar a parte, perché sappiamo benissimo come ragiona l'Academy, ormai)? Certo, la costruzione è esemplare, la cura nei dettagli che Russell mette è notevole e meritevole di ogni tipo di lode e, soprattutto, le interpretazioni degli attori rendono giustizia alla fama di questo autore, annoverato tra i più geniali direttori d'attori in attivo.

26 gennaio 2014

Tutta colpa di Freud

Sappiate che, se sono andato a vedere questo film al cinema, è tutta colpa del titolo e anche del precedente lavoro di Paolo Genovese. Due anni fa andai a vedere Una famiglia perfetta, dello stesso Genovese, autore di Immaturi e relativo sequel e, in tutta onestà, mi piacque. Così mi sono voluto fidare ancora una volta di questo regista e, un pochino incuriosito anche dal trailer del film, mi sono infilato in una sala per cercare anche quest'anno l'umorismo sano e volgare quel tanto che basta che trovai poco prima di Natale 2012. Non si possono negare i pregi della comicità che questo film propone: tempi comici azzeccati e un non banale modo di fare ridere (con qualche citazione qui e là che per noi cinefili non guasta mai), né possiamo discutere sulla bravura degli attori (primo tra tutti Marco Giallini, interprete principale e filo conduttore delle tre storie di cui parlerò tra qualche riga), tuttavia questa volta la scrittura di Genovese risulta traballante e confusa, anzi, forse addirittura troppo superficiale.

10 dicembre 2013

Blue Jasmine

Intimo e introspettivo, questo quarantatreesimo lavoro di Woody Allen si discosta dalla comicità italica del suo ultimo prodotto, concentrandosi invece sulla sua protagonista Jasmine, una donna completamente insoddisfatta della propria vita e piena di pretese, sempre alla ricerca di qualcosa di meglio. Blue Jasmine racconta con molta semplicità la sua storia in un susseguirsi di flashback che pian piano svelano gli antefatti di ciò che stiamo vedendo e anche la verità sulla persona che stiamo imparando a conoscere dalla perfida macchina da presa di Allen, che riesce ad estrapolare tutta la bruttezza (si fa per dire) di una Cate Blanchett favolosa nella sua parte, quella di una psicotica devastata da tanti traumi, il più grosso dei quali l'ha ferita nell'orgoglio e ha dato il via a tutte le conseguenze che verranno mostrate (prima e poi) dalla storia.

22 novembre 2013

Venere in Pelliccia

A tutti quelli che dicono che con l'avanzare dell'età si perde lo smalto e la freschezza tipica dei primi anni di lavoro contraddistinti da una frenetica passione giovanile io rispondo con un nome solo: Roman Polanski. Questo signore, a 80 anni, è ancora in grado di proporre al pubblico lavori originali ed esperimenti curiosi, riuscendo anche a raggiungere vette qualitativamente alte per quanto riguarda la riuscita complessiva del prodotto. Questa volta Polanski tenta per la prima volta di mettere in scena una commedia con due soli personaggi in un solo set, sua moglie Emmanuelle Seigner e il suo sosia Mathieu Amalric all'interno di un teatro. Emmanuelle è l'attrice Vanda e il personaggio Wanda, ma anche Venere, il forte Severin, una baccante, una spia, una psicanalista. Mathieu è Thomas, l'adattatore della piéce, ma anche l'autore dell'opera, il debole Severin, l'insicura Wanda, un attore, un paziente, un sospettato.

16 novembre 2013

Kick-Ass 2

Con uno stile tipicamente classico e con una mano semplicemente anonima, Jeff Wadlow riadatta per lo schermo il secondo capitolo delle avventure di Kick-Ass, l'eroe/antieroe che Mark Millar ha creato per la carta e che Matthew Vaughn ha ritoccato per la prima volta per il cinema. Kick-Ass 2 è una storia di vendette e di alleanze, di rimpianti e di promesse, di ribellione e di crescita; in una parola: di adolescenza. Ma i temi sono troppi (soprattutto perché Wadlow recupera qualche idea anche dallo spin-off Hit Girl, pensando male che nel seguito ufficiale ci fossero pochi spunti), o troppo poco esplorati, o eccessivamente superficiali per toccare l'animo dello spettatore, che può anche divertirsi a vedere nuovamente Chloe Moretz e Aaron Taylor Johnson "spaccare culi" sul grande schermo, ma che non viene colpito come è successo con il primo capitolo.

15 novembre 2013

Il Maledetto United

Dannazione, un film che parla di calcio! Devo vederlo per forza, anche se non mi interessa nulla dello sport in sé, perché è pur sempre un film di Tom Hooper, uno dei registi contemporanei più interessanti. Più o meno è stato questo il mio approccio (e credo quello di tutti coloro che si sono avvicinati al film pur non amando il gioco del pallone) a Il Maledetto United, finché poi non si comincia a notare che la macchina da presa sta più tempo sul viso dei protagonisti che dentro un campo da calcio. Questo è un film che inneggia allo sport ma che parla di personaggi: è una frase vecchia come il cinema, vero, ma è pur sempre la realtà e non si può parlare della pellicola senza tirare in ballo questo discorso scontatissimo, perché il cinema si fa con i personaggi e chi pensa che un pallone che rotola sia più interessante di un calciatore sudato e senza fiato che lo sta calciando probabilmente non è uno spettatore attento.

24 ottobre 2013

Cose Nostre - Malavita

Una famiglia di ex-mafiosi si ritrova in Norvegia per nascondersi dai loro ex-compagni che li vogliono morti. Il capo famiglia è Robert De Niro, manco a dirlo, che sulla figura del gangster ci costruì mezza carriera. A produrre la pellicola c'è Martin Scorsese, così tanto perché si cita casualmente Quei Bravi Ragazzi nel bel mezzo del secondo tempo. A concludere il terzetto c'è, direttamente da Scarface, la femme fatale Michelle Pfeiffer, che ancora riesce a fare a gara con le ventenni fresche e giovani (leggi Dianna Argon, che interpreta la primogenita) per eleganza, attrazione e bravura. Il tridente principale funziona perfettamente, con inevitabili e voluti ammiccamenti al pubblico che assieme a De Niro e ai Goodfellas c'è cresciuto e che è andato al cinema tanto per ricordare i bei vecchi tempi in compagnia di questi tre bravi ragazzi dei tempi passati, dato che il "si stava meglio quando si stava peggio" va tanto di moda ai giorni nostri (La saga RED con Willis e Malkovich e i Mercenari di Stallone, tanto per citarne un paio).

20 ottobre 2013

Balle Spaziali

Quando si mette d'impegno, Mel Brooks riesce a tirare fuori grandi lavori comici, divertentissimi e incapaci di stancare rivedendoli più e più volte, quando invece il suo genio rimane un po' più nascosto, riesce comunque ad offrire pellicole certamente spassose, seppur non brillanti nel loro complesso. Il caso di Balle Spaziali è uno dei più emblematici: con questo film Brooks ha dimostrato al grande pubblico di essere un ottimo commediante che si sente a suo agio nel filone della parodia, ma ha anche mostrato il fianco ai suoi detrattori, dando loro modo di attaccarlo e di criticarlo aspramente, a tratti anche giustamente. Sterile, piatto e privo di continuità: queste sono le principali accuse che si fanno alla pellicola, in aggiunta a quella di essere semplicemente un mix di gag dalla risata facile. Certo, come scritto sopra questo non è di sicuro il miglior lavoro dell'autore, ma la sua firma è immancabile e il suo estro colpisce lo stesso, anche se in maniera meno marcata.

1 ottobre 2013

Mamma Ho Riperso L'aereo - Mi Sono Smarrito a New York

La minestra riscaldata ogni tanto è necessaria, perché quando si mettono a bollire tante, troppe cose insieme, tenere qualche avanzo per il giorno dopo (in questo caso per l'anno dopo) non è mai male. Torna infatti il gruppo strategico di realizzazione che ha organizzato e confezionato il prototipo, compresi Chris Columbus alla regia e John Hughes alla sceneggiatura, il quale rimescola gli stessi elementi dando una spolverata a qualche idea nuova e applicandola ad una formula che ha funzionato alla perfezione nel primo Mamma Ho Perso L'aereo e che ancora una volta riesce a portare il risultato a casa senza troppe sbavature, nonostante qualche calo di originalità rispetto al primo capitolo. Stesso cast, con Macaulay Culkin nei panni della piccola peste dal viso d'angelo, Joe Pesci e Daniel Stern che tornano ad interpretare i due sfigati ladruncoli da quattro soldi che le prenderanno di santa ragione, la famiglia McCallister al completo e le new entry Brenda Fricker (a sostituire il misterioso e spaventoso vicino pseudo-assassino del primo capitolo con una terrificante ed Hitchcockiana signora dei piccioni che però non ha lo stesso mordente del particolare personaggio presentato nel repcedente film) e Tim Curry nel ruolo del portiere del più grande hotel di New York dove avverrà buona parte del film.

25 settembre 2013

Dylan Dog - Il Film

Mi dispiace tornare dopo qualche giorno di assenza con questa terribile pellicola, ma purtroppo la mia regola principale (recensire qualunque cosa guardi) non ammette eccezioni, nonostante qualcuna di queste recensioni arrivi con un po' di ritardo. Ma questo... questo... Questo film non merita assolutamente nessuna attenzione e nessuna difesa. Dovrebbe essere bruciato assieme al produttore che ha pensato di realizzarlo in questo modo. Non voglio soffermarmi sulla diversità tra fumetto e film (in quanto non solo non è una cosa che rientra nei miei interessi, ma non ne avrei neppure la capacità necessaria, poiché non ho mai letto una pagina di Dylan Dog), anche perché bastano già da soli i numerosi difetti cinematografici di questa pellicola a renderla inguardabile e orrenda.