Il cinema sembra essere il punto di approdo per tutti, ormai. Nonostante molti autori navigati affermino che la televisione è diventata la terra delle opportunità creative (da Friedkin a Soderbergh fino a Scott sono stati in molti ad elogiare la libertà che vige sul piccolo schermo a discapito delle imposizioni produttive che minano l'autorialità su quello grande), sembra che il sogno di fare un film non sia del tutto scomparso e, se noi abbiamo i nostri idoli che dalla televisione sbucano in sala, anche in America si condivide questo hobby. Uno dei tanti è Seth McFarlane che, dopo la fortunata serie animata I Griffin, ha ben pensato di tentare la via del cinema prima con Ted e poi con questa farsa in salsa western dal titolo infinito e dalle dubbie potenzialità di divertimento. Un milione di modi per morire nel west ha principalmente un grosso problema: scelte sbagliate. È sbagliato costruire un film sciocco e parodistico sopra una trama seriosa come quella dello scemo del villaggio che ha tutte le carte in regola per diventare, alla fine del film, l'eroe della storia, è sbagliato rincarare la dose di volgarità e battute oscene col pretesto di spacciarle per black humour (defecare in un cappello da cowboy e mostrare lo sterco in scena è black humour? Una prostituta prossima al matrimonio che non può sedersi perché il fondo schiena le brucia a causa del troppo lavoro è black humour?), è sbagliato allungare il brodo per arrivare all'ora e mezza facendo risultare questo film una lunga infinita puntata dei Griffin ambientata però nel vecchio West e, infine, è sbagliato avere Liam Neeson come cattivo e non farlo comparire per più di dieci minuti.
