Si spera sempre che questi biopic siano migliori delle aspettative, perché in periodo di corsa agli Oscar ad ogni cinefilo sale un pochino di puzza sotto il naso. The imitation game si presenta come il classico biopic del classico genio che incredibilmente segna la storia dell'uomo, in questo specifico caso modificando i pronostici della seconda guerra mondiale. In un certo qual modo è così: il film non mostra il suo vero volto da subito, serbando il meglio per il finale, per l'ultima angosciante mezz'ora carica di grande cinema. Nell'attesa possiamo goderci un Benedict Cumberbatch in stato di grazia che interpreta Alan Turing, matematico a cui si deve l'invenzione del moderno computer e che riuscì a decrittare il codice nascosto dietro la terrificante macchina denominata dai nazisti Enigma. Ma la storia della guerra e di come l'Inghilterra favorì la vittoria degli alleati è presto accantonata, perché ad interessare il pubblico è l'uomo dietro la macchina, ovvero Turing, genio incompreso insicuro di sé che nasconde le sue debolezze dietro il suo intelletto, palesandole ogni volta che viene stretto all'angolo da chi non si fida di lui e da chi lo guarda con disprezzo (giustificato, visto il carattere impossibile che il protagonista ha sviluppato nel corso della sua vita).
