Cambio di regia per la fortunata saga tratta dal ciclo di romanzi ideati da Suzanne Collins, il testimone passa dal bravo Gary Ross al meno capace Francis Lawrence, autore di pellicole commerciali più o meno traballanti, alcune delle quali hanno comunque avuto un buon riscontro da parte del pubblico. Lawrence confeziona anche questa volta un prodotto non meno problematico dei suoi precedenti lavori, offrendo al pubblico un sequel privo di ogni inventiva e di qualsivoglia audacia, dove l'unica cosa positiva in toto è Jennifer Lawrence, omonima del regista ma agli antipodi rispetto ad esso in quanto a bravura. La Lawrence riesce da sola a tenere in piedi buona parte del film con la sua naturalezza (che gli ha permesso di ricevere un Oscar l'anno precedente), surclassando tutto il resto del cast e affiancandosi più alla bravura di Philip Seymour Hoffman, Stanley Tucci e Woody Harrelson che alla poca esperienza dei suoi coetanei Josh Hutcherson e Liam Hemsworth (bravi anche loro, ma non quanto i sopra citati).
