C'è e ci sarà sempre chi continuerà a sostenere che Gomorra è meglio, che Matteo Garrone con il suo precedente film ha raccontato di più e in maniera più perfetta uno spaccato di vita contemporanea e bla bla bla. Con Reality il regista torna nuovamente nei luoghi partenopei per parlare questa volta di una storia apparentemente meno scandalosa ma, se possibile, addirittura più universale di quella raccontata nel suo film precedente: è la storia di Luciano, pescivendolo come tanti, che prova ad entrare al Grande Fratello, facendo un provino quasi per gioco, il quale però cambierà radicalmente la sua vita, trascinandolo in un lento degrado da cui i parenti tenteranno di farlo uscire. Come con Gomorra, anche questa volta Garrone porta in scena un problema tutto contemporaneo, sociale e del quale tutti fingiamo di ignorare l'esistenza, ovvero la sindrome da GF, come la chiama Maria, la moglie di Luciano, prendendo in prestito le parole del medico che gliel'ha diagnosticata. In parole semplici: l'esserci, il partecipare (in questo caso al GF, ma più in generale ad ogni cosa che c'entri con una telecamera) diventa non solo importante, come ci ricorda il famoso motto, ma addirittura essenziale.
