C'è qualcosa che scricchiola e stride nell'ultimo film di Ridley Scott, che vorrebbe disperatamente farsi amare dal pubblico - il quale, almeno in parte, l'ha elogiato senza troppi problemi - ma che comunque non riesce ad ingranare in tutti i suoi aspetti. La prima cosa che salta all'occhio, in questo thriller scritto da Cormac McCarthy in persona, è la fantastica fotografia da Dariusz Wolski che dà risalto alle sequenze più importanti del film, come la prima, erotica, ottima scena in cui ci viene presentato il rapporto tra i personaggi di Michael Fassbender (sempre in ottima forma, capace di regalare una performance da brividi, due spanne sopra il resto del cast, forse anche per via della scrittura dei personaggi) e di Penélope Cruz, aprendo il film sulle romantiche e ammiccanti lenzuola bianche che avvolgono i corpi dei due amanti. La storia poi comincia a presentarci un personaggio più fastidioso dell'altro, tutti pronti ad insegnare e spiegare e far capire a Fassbender come funziona questo mondo marcio all'interno del quale si è infilato, con discorsi ai limiti del moralismo (per quanto un criminale possa fare la morale ad un avvocato che cerca soldi facili), i quali annoiano quasi subito per la loro ripetitività, nonostante la messa in scena fotografata da Wolski e le musiche di Daniel Pemberton mantengano alta la curiosità dello spettatore, che spera in un proseguo col botto.
