Dio è morto si esclama ad un certo punto del film, continuando poi la frase con un elogio a Satana. Già dall'inizio, però, la pellicola sembra sottolineare questo breve e incisivo passaggio che sfocerà poi in un continuo vortice di illusioni e inganni, sia per lo spettatore che per la povera Rosemary Woodhouse, interpretata dalla fragile Mia Farrow, la quale diventerà vittima di una setta satanica che vuole impossessarsi di suo figlio per offrirlo in sacrificio al Diavolo. O almeno questo è ciò che sembra, ma qual è la verità che c'è dietro ai sospetti di Rosemary? Roman Polanski adatta per il grande schermo l'omonimo libro di Ira Levin scrivendone la sceneggiatura e curandone la regia nei più piccoli particolari, elaborando un crescendo esasperante di tensione e ansia, angoscia e timore per la povera e ingenua protagonista, unica figura angelica in un cast di deplorevoli personaggi negativi (la sola infatti vestita di un paradisiaco celeste), unico barlume di bontà in un mondo terrificante e marcio, votato al Male e terribilmente egoista.
