19 marzo 2013

Hysteria - L'eccitante Invenzione del Vibratore


Spesso si parla di carenza di idee nel mondo del cinema, un universo moderno dove spesso le pellicole si somigliano per trama, struttura e schema narrativo. Tuttavia quello che manca non sono le idee, bensì la voglia di rischiare di proporre qualcosa di originale e inconsueto, di mai visto e di particolarmente innovativo forse per paura della crisi economica, a causa della quale un flop sarebbe poco opportuno, soprattutto per le piccole case di produzione. Ad ogni modo questo Hysteria – L’eccitante invenzione del vibratore è un chiaro esempio di come sia difficile convincere le major a puntare su sceneggiature insolite e curiose, obbligando pellicole come questa ad un lungo e tormentato parto capace di arrivare fino a sette anni. Tanya Wexler, laureata in psicologia sessuale, dirige un film audace e canonico nello stesso tempo. In questa pellicola si può notare senza inganni la classica struttura della commedia romantica, con la sua storia d’amore, le sue gag goffe e simpatiche, i suoi personaggi mai sopra le righe, a si parla del periodo vittoriano di Londra, epoca e patria di questo stile, per cui niente stona nel classicismo del film.
La sopracitata audacia sta, invece, nel portare al grande pubblico una idea strana tratta da un mondo fatto di tabù, soprattutto in Italia, la quale riesce ad inserirsi perfettamente all’interno dello schema di cui vi abbiamo parlato poco fa. Merito soprattutto del fantastico cast convincente e mai fuori posto, capitanato da Hugh Dancy nel ruolo del protagonista che si vede però sopraffatto dal poliedrico Rupert Everett che interpreta un co-protagonista pieno di carattere, mai fuori dalle righe, sempre coerente con la sua presentazione iniziale dove lo spettatore lo vede per la prima volta e dai dialoghi farciti  con le più divertenti battute del film. Complimenti anche all'ottima scelta di rendere le mani umane protagoniste delle inquadrature e del piano registico di tutto il film, le quali hanno un simbolico significato di caratterizzazione dei personaggi (l’incerto Mortimer ha la mano dolente, la figlia di Dalrymple gesticola in continuazione e via dicendo). Anche l’uso dei tempi comici unito a quello dei dialoghi merita un elogio di tutto rispetto, poiché la Wexler focalizza spesso la sua attenzione nel prendere sempre e continuamente in giro lo studio della medicina e, in particolare, quegli ottusi dottori saccentoni che non giovano mai a nessuno (tema presente già nella sequenza d’apertura). Sberleffi che poissono essere subito intesi come critica al problema tuttora esistente della malasanità e delle false cure mediche (come i presunti medici che riescono a curare il cancro in pieno stile Mago Oronzo, con la sola imposizione delle mani), il tutto confermato dalla frase “è futile la vita se non è consacrata a uno scopo”, sia esso qualunque, anche la professione medica. Tutto ciò ci dà un malinconico senso di angoscia per un mondo che sembra non essere cambiato ma che si è solo mascherato dietro nuovi pericoli e problemi da dover risolvere. Ultimo appunto va fatto alla piega lievemente femminista che la regista dà al film, che potrebbe infastidire alcuni ma che dovrebbe invece far riflettere tutti su una realtà che sta penetrando (non a caso) sempre più prepotentemente nella società: l’insoddisfazione, sia essa sessuale o professionale, la quale non rende certo facile la vita dell’essere umano, anzi, crea problemi che potrebbero essere risolti molto spesso in maniera più semplice di quanto non si pensi. Concludendo, Hysteria potrebbe sembrare un film sempliciotto e divertente, ma è invece una pellicola che ha tanto da dire e che potrebbe aprire molte porte a quelle persone che non pensano minimamente che la loro vita, con una piccola “pressione”, potrebbe subire una svolta incredibile. Consigliato anche a quelli che cercano il puro divertimento e la comicità teatrale tipicamente britannica.


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