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19 gennaio 2013

Frankenweenie

"Oh mio Dio, il bollito Tim Burton ritorna a fare un film in stop motion e, per farlo, riprende l'idea di un suo vecchio cortometraggio? Deve avere proprio esaurito le idee!" So che la maggior parte dei detrattori di Burton ha pensato questo, soprattutto dopo aver visto Alice in Wonderland e (il fin troppo bistrattato) Dark Shadows. Ma pensare che Burton sia bollito equivale a dire che non sappia fare cinema, quando in realtà ciò che non ha mai saputo fare (per sua stessa ammissione) è scegliersi i giusti script. Se prendete i due sopracitati film, infatti, non hanno veri e propri problemi di regia bensì trame lente e a singhiozzo. Per il suo nuovo film Burton si affida alla ormai colossale casa Disney e riprende alcuni dei suoi vecchi personaggi per dare vita ad un film che è un grandioso omaggio alla sua adolescenza. Che Victor sia la più autobiografica delle creature del vecchio Tim è noto, ma che da questa assonanza di personalità potesse nascere qualcosa di così intimo e allo stesso tempo di così maestoso è una opzione che va oltre le più rosee aspettative.