14 novembre 2012

Harry Potter e la Pietra Filosofale

Ogni tanto bisogna rinfrescarsi la memoria, soprattutto se ciò a cui si sta pensando riguarda la propria infanzia. C'è sempre un momento in cui bisogna crescere e riflettere sull'esistenza di Babbo Natale. Con questo non voglio denigrare completamente l'ottimo lavoro svolto da Chris Columbus nel riempire Harry Potter e la Pietra Filosofale di uno stile assolutamente personale e fantastico, ma voglio solo evidenziare che non è tutto oro ciò che luccica. O, meglio ancora, anche questo film ha i suoi lati negativi, seppur marginali. Cominciamo ad elogiare i pregi di un cast di adulti assolutamente strepitoso e british, tra i quali non possiamo citare la carismatica Maggie Smith e il tenebroso Alan Rickman, affiancati da un divertentissimo e gigantesco (almeno per il momento) Robbie Coltrane.
Sarebbe una cattiveria non elogiare la breve partecipazione di John Hurt nei panni del bottegaio Ollivander, come non possiamo sorvolare sulla bellissima e tragicomica introduzione nella quale vengono presentati zio Vernon e zia Petunia, interpretati dal grande (in tutti i sensi) Richard Griffiths e dall'ossuta Fiona Shaw. Nota di merito alla performance teatrale e convincente del defunto Richard Harris nei panni di Albus Silente. Elogiare i piccoli protagonisti mi sembra un po' eccessivo, ma avremo tempo per farlo durante il corso della saga, per cui al momento lasciamoli lì in mezzo a tutti questi mostri della recitazione, ad apprendere il mestiere che li porterà alla fama popolare. La fotografia di John Seale si sposa perfettamente con l'immaginazione di Columbus, che crea questo mondo coinvolgente, fiabesco e magico così come ogni bambino se lo aspetta: niente dark, niente lati oscuri, tutto è giocoso e a tratti anche un po' finto, come il troll di montagna che entra nei corridoi o il viso di Voldemort che compare nella parte finale. Forse il vero lato negativo della pellicola è proprio questo, ovvero quello di non avere un vero e proprio punto di riferimento oscuro, poiché ogni cosa viene trattata con le pinze per non impressionare troppo il pubblico di piccolini. Anche il parlare dell'omicidio dei genitori di Harry è sfruttato in maniera marginale e poco importante, come se ci si volesse concentrare solo sull'aspetto positivo dell'essere maghi. Ma alla fine è giusto così, Columbus riesce a donare un primo approccio ad Hogwarts così come la vedrebbe un bambino, dimenticandosi del suo tragico passato e legandosi in maniera forte e determinata alle cose positive che gli si presentano davanti. Certo l'ombra di Voldemort (sto pensando alla sequenza della Foresta Nera) è sempre in agguato, ma per ora è bello fare incantesimi e scoprire cerberi nascosti nelle aree proibite della scuola. Anche John Williams e la sua musica lo sottolineano in ogni momento, grazie alle epiche note e ai motivi tipici dello stile del compositore. Stessa cosa vale per i costumi curati da Judianna Makovsky, che si sbizzarrisce a più non posso con i grandi maghi del mondo magico ma che racchiude le piccole matricole all'interno di abiti scolastici monotonici e di vestiti borghesi classici. Niente di strano, poiché l'occhio si concentra sulle precise scenografie di Stuart Craig, che porta in vita un castello di Hogwarts veramente spettacolare, senza dimenticare la Diagon Alley dell'inizio e la Foresta Nera a metà film. Sicuramente non un lavoro eccelso sotto tutti i punti di vista, ma Columbus ha dimostrato ancora una volta di saperci fare con i ragazzini. L'inizio di una saga destinata a fare scuola al cinema popolare moderno, nel bene e nel male.


2 commenti:

  1. Adorabile, sicuramente un film fondamentale della mia infanzia, anche se a rivederlo ora gran parte della magia oramai è andata persa

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    1. Io ancora qualche scena me la porto con me

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